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Indice
Istanza di Correzione Errore Materiale Sentenza Giudice di Pace
L’istanza di correzione di errore materiale su una sentenza del Giudice di Pace serve a eliminare sviste “di scrittura” o errori di calcolo che impediscono al provvedimento di corrispondere correttamente a ciò che il giudice ha inteso decidere, senza però modificarne il contenuto sostanziale. È quindi lo strumento giusto quando l’errore è immediatamente riconoscibile (ad esempio un nome errato, un refuso nel dispositivo, un totale matematicamente sbagliato, un numero di fattura/scadenza scritto male) e la correzione non richiede una nuova valutazione dei fatti o del diritto; se invece si vuole cambiare la decisione perché “sbagliata” nel merito, occorre usare i mezzi di impugnazione (appello/ricorsi) e non la correzione materiale.
La base normativa è negli artt. 287 e 288 c.p.c.: la correzione è chiesta su ricorso/istanza di parte e decide lo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza; la disciplina è costruita per rimediare a “omissioni o errori materiali o di calcolo” e non per riscrivere la decisione. In particolare, l’art. 287 collega il rimedio alle sentenze “contro le quali non sia stato proposto appello”, quindi, in linea generale, la correzione è pensata per provvedimenti non impugnati sul merito; se hai in corso valutazioni sui termini di impugnazione, va coordinata la strategia con il tuo avvocato perché correzione e impugnazione non sono rimedi “intercambiabili”.
Quanto alla procedura, l’art. 288 distingue due casi pratici. Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice può provvedere con decreto; se la correzione è chiesta da una sola parte, il giudice fissa con decreto un’udienza di comparizione e poi decide con ordinanza. La norma prevede anche regole di notifica: in generale ricorso e decreto si notificano ai sensi dell’art. 170 c.p.c.; se la correzione è chiesta oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza, ricorso e decreto vanno notificati personalmente alle altre parti. L’ordinanza di correzione viene poi annotata sull’originale del provvedimento. La notifica dell’ordinanza di correzione delle sentenze è effettuata “a cura del cancelliere” secondo le disposizioni di attuazione. Sul piano pratico, un’istanza ben costruita (per il Giudice di Pace vale la stessa logica del tribunale) identifica subito la sentenza da correggere (ufficio, numero e data, RG), indica esattamente dove sta l’errore (pagina/righe/dispositivo), spiega perché è un mero errore materiale o di calcolo e propone la formulazione corretta da sostituire. È buona prassi allegare copia conforme o copia integrale della sentenza e, quando serve a dimostrare la “materialità” dell’errore, il documento da cui emerge l’esattezza del dato (ad esempio conteggi, documenti anagrafici, quietanze). In alcuni uffici può essere richiesto anche un riscontro che non sia stato proposto appello, proprio perché l’art. 287 collega il rimedio alle sentenze non appellate.
Un punto delicato è l’effetto sui termini di impugnazione. L’art. 288 prevede espressamente che la sentenza può essere impugnata, limitatamente alle parti corrette, nel termine ordinario che decorre dalla notifica dell’ordinanza di correzione. La giurisprudenza e la dottrina evidenziano però che la correzione non deve diventare una “riforma surrettizia” del giudicato: se l’intervento è davvero solo grafico e non incide sulla sostanza della decisione, non dovrebbe trasformarsi in un modo per riaprire in generale i termini sul merito; se invece la correzione interferisce con il contenuto effettivo della decisione, è proprio per questo che la legge collega l’impugnazione alle parti corrette alla notifica dell’ordinanza.
Quanto ai costi, il procedimento di correzione ex artt. 287 ss. c.p.c. è normalmente considerato “parte” del procedimento originario e, secondo le indicazioni del Ministero della Giustizia, non è soggetto al contributo unificato. Potrebbero restare spese vive (diritti di copia, notifiche, eventuali marche o costi di estrazione copie) che dipendono dalle modalità con cui si attiva e si documenta l’istanza.
Esempio Istanza di Correzione Errore Materiale Sentenza Giudice di Pace
Di seguito è possibile trovare un esempio di istanza di correzione errore materiale sentenza giudice di pace.
Sig….., difeso dall’Avv. …., Codice Fiscale …., che lo rappresenta e difende giusta procura a
margine/in calce dell’atto introduttivo del giudizio,
– RICORRENTE
E
La Società …., in persona del legale rappresentante pro-tempore, difesa dall’Avv. …. che la
rappresenta e difende come da procura in calce/a margine della memoria difensiva;
RESISTENTE
PREMESSO CHE
– con sentenza n….. emessa in data …., in riferimento al procedimento iscritto al n. …. il Giudice
di Pace, nella persona del Dott. …., accoglieva il ricorso proposto dall’istante;
– nelle motivazioni della sentenza e, precisamente, a pagina …., veniva indicato erroneamente ….
– sussiste la necessità di correggere il suddetto errore materiale;
Tanto premesso, le parti, come sopra rappresentate e difese,
FANNO ISTANZA CONGIUNTA
Affinché l’Ill.mo Giudice di Pace adito Voglia disporre la correzione materiale della sentenza n. …
del …. emessa dal Giudice di Pace Dott. …. nel procedimento n. …. R.G. che si allega.
Si depositano in cancelleria i seguenti documenti:
-Sentenza n. …. del ….;
Luogo, data
(Avv. ….) (Avv. ….)
DEPOSITATO IN CANCELLERIA
OGGI ….
IL CANCELLIERE
….
Modello Istanza di Correzione Errore Materiale Sentenza Giudice di Pace Word
In questa sezione è presente un modello di istanza di correzione errore materiale sentenza giudice di pace da scaricare. Il modulo istanza di correzione errore materiale sentenza giudice di pace compilabile messo a disposizione è in formato DOC, può quindi essere aperto e compilato utilizzando Word o un altro programma che supporta questo formato.
La compilazione è molto semplice, basta infatti inserire i dati mancanti negli spazi presenti nel documento.
Una volta compilato, il fac simile istanza di correzione errore materiale sentenza giudice di pace può essere convertito in PDF o stampato.
